DIALETTICA MATERIALISTA E FISICA MODERNA. 1930

Эпистемология и философия науки

2019. Т. 56. № 1. С. 209–215

УДК 167.7

редактор: С.Н. Корсакова

Epistemology & Philosophy of Science

2019, vol. 56, no. 1, pp. 209–215

DOI: 10.5840/eps201956117

editor: S.N. Korsakov



DIALETTICA MATERIALISTA

E FISICA MODERNA. RAPPORTO

AL I CONGRESSO DI FISICA DELL'UNIONE,

ODESSA, 19 AGOSTO 1930.

1. «L'essenza della crisi della fisica moderna –  scrisse Lenin nel 1908 –  è la rottura delle vecchie leggi e dei principi fondamentali, nel rifiuto della realtà oggettiva al di fuori della coscienza, cioè la sostituzione del materialismo con idealismo e agnosticismo». L'analisi dello sviluppo della fisica fornita da Lenin e la previsione del suo ulteriore sviluppo sono pienamente confermate dallo stato attuale della fisica.

2. Le scienze naturali teoriche non possono fare a meno di concetti e categorie generali . Il corso stesso dello sviluppo delle scienze naturali, l'accumulo di nuovi dati, porta alla necessità di trasformazione del vecchio sistema di concetti. I nuovi dati non si accordano alla struttura della vecchia visione del mondo.

3. Questo conflitto tra il nuovo contenuto e le vecchie forme di categorie può essere espresso in due modi: o nella forma di una difesa del nudo empirismo, nel negare la necessità di ogni generalizzazione filosofica, adottando lo slogan la fisica è una filosofia in sé, o nel riconoscere condizionate tutte le categorie, non avendo esse [parola illeggibile] realtà oggettiva, scivolando così verso l'idealismo e l'agnosticismo.

4. La visione del mondo della fisica classica era di un materialismo meccanicistico. Anche durante il periodo d'oro della visione meccanicistica del mondo negli anni '70-'80. del secolo XIX, Engels ha rivelato con esauriente chiarezza i limiti del materialismo meccanicistico e la sua insufficienza come base metodologica delle scienze naturali. Lenin sulla base di un'analisi della fisica all'inizio del XX secolo, ha confermato che sono stati l'insufficienza e i limiti del materialismo meccanicistico a mettere in crisi i concetti di base della fisica. È necessario sostituire il materialismo meccanicistico con il materialismo dialettico.

5. Per la gran parte degli scienziati naturali, il lavoro di Engels e Lenin è rimasto sconosciuto. La crisi della visione meccanicistica del mondo è ancora percepita dagli scienziati naturali come crisi del materialismo, ma l’unica via d'uscita dalla crisi è la sostituzione del materialismo meccanicistico con la più alta forma di materialismo: il materialismo dialettico.

6. Il lungo dominio del materialismo meccanicistico e i progressi della fisica nel XVIII e XIX secolo, ad esso associati, avevano creato la convinzione tra i naturalisti del periodo classico delle scienze naturali che questa visione del mondo fosse in grado di dare una spiegazione di tutti i fenomeni. Di conseguenza questa visione del mondo si è trasformata in un'eterna verità assoluta (V. Thomson)[1].

7. La caratteristica principale del materialismo dialettico è l'approccio storico a tutti i fenomeni. Tutto dovrebbe essere considerato nei termini reciproci di connessione e sviluppo. Scienza e verità scientifica non sono qualcosa di assoluto, di dato una volta per sempre. «La scienza è il movimento creativo della conoscenza». Il cambiamento delle verità scientifiche, che rispecchia il mutamento delle forme socio-economiche, è una fase necessaria nel processo illimitato di approssimazione alla verità assoluta.

8. Il materialismo meccanico sviluppato sulla base della meccanica terrestre e celeste è basato sulla fisica macrocosmica. Questo era già un limite. La dimensione della meccanica è diventata comunque un criterio universale. Invece del problema di conoscere la connessione universale, tra unità nello sviluppo e specificità delle forme di moto della materia, compito delle scienze naturali fu proclamato la riduzione di tutti i fenomeni, senza eccezione, al movimento meccanico e alla disposizione delle particelle elementari. 

9. La progressività della visione meccanica del mondo rispetto alla fisica scolastica, che essa sostituiva, consisteva nel desiderio di stabilire l'unità di tutti i fenomeni. Ma questa unità, stabilita da una visione del mondo meccanica, era essenzialmente apparente, perché è stata raggiunta universalizzando una particolare forma di movimento: il movimento meccanico.

10. Il materialismo meccanico, quindi,  si è dimostrato incapace di risolvere il problema di una genuina unità dialettica delle forme di movimento, che include la specificità di ciascuna forma, e non la dissolve nell'unità formale di una riduzione di tutte le forme di movimento a movimento meccanico.

11. Il materialismo meccanico non può risolvere il problema dello sviluppo, perché intende qualsiasi forma di movimento come una semplice somma di moti meccanici di parti elementari.

12. Il materialismo meccanico era una visione del mondo progressiva. Il materialismo era, infatti,  la visione della nascente borghesia, che nella sua lotta contro il feudalesimo poneva le scienze naturali al servizio dello sviluppo delle forze produttive. La lotta del materialismo meccanico con la scolastica medievale riflette nella sfera ideologica la lotta del capitalismo con il feudalesimo.

13. Così come «ad un certo stadio del loro sviluppo, le forze produttive materiali della società entrano in conflitto con i rapporti di produzione esistenti, entro i quali si sviluppano, e da forme di sviluppo delle forze produttive si trasformano  nei loro ceppi» (Marx), allo stesso modo la visione meccanica del mondo si trasforma in un ostacolo per l'ulteriore sviluppo delle scienze naturali.

14. Ciò non significa che il materialismo meccanico debba essere disinvoltamente gettato via e dichiarato assolutamente sbagliato. Non deve essere rifiutato, ma dialetticamente superato da un livello superiore di materialismo: la dialettica materialistica.

15. La dialettica materialistica è una teoria dello sviluppo. Procede da una concezione del moto completamente diversa rispetto al materialismo meccanicistico. Il movimento è inteso dal materialismo dialettico come cambiamento in generale, come sviluppo. «Il movimento, inteso nel senso più generale del termine, cioè inteso come modo di essere della materia, come attributo inerente alla materia, abbraccia tutti i cambiamenti e i processi che avvengono nell'universo, dal semplice movimento al pensiero» (Engels ).

16. Ci sono due concetti di sviluppo e movimento: o movimento e sviluppo come «lotta degli opposti» – cioè riconoscimento (scoperta) di tendenze opposte contraddittorie e mutuamente esclusive in tutti i fenomeni e processi della natura. La condizione per conoscere tutti i processi del mondo nel loro auto-movimento, nel loro sviluppo spontaneo, nella loro vita è la loro cognizione come unità di opposti – oppure «sviluppo come semplice diminuzione o aumento, come ripetizione» (Lenin). Il primo concetto di sviluppo è materialistico-dialettico, il secondo è il concetto del materialismo meccanicistico.

17. Se analizziamo il progredire storico dello sviluppo della fisica nell'ambito di quattro problemi cardinali: 1. Spazio, tempo e materia; 2. Materia e movimento; 3. Struttura della materia; 4. Pattern statistici e dinamici, vedremo che tutta la storia dello sviluppo di questi problemi conferma pienamente il concetto dialettico del moto della materia, di cui Lenin ha definito poc’anzi le caratteristiche.

18. Sul problema dello spazio, del tempo e della materia, la fisica moderna arriva al concetto di unità di spazio, tempo e materia, in contrapposizione alla fisica meccanica classica, che si poneva dal punto di vista di uno spazio assolutamente vuoto in cui la materia è rinchiusa come in una scatola, posta al di fuori del tempo che procede nel suo corso indipendentemente da qualsiasi processo. 

Lo spazio e il tempo sono le condizioni fondamentali per l'esistenza della materia. Nella materia, spazio e tempo sono uniti in autentica sintesi. Senza materia c'è solo un'astrazione dello spazio e del tempo.

La materia non è nello spazio e nel tempo come rinchiusa in una scatola nel vuoto, ma interagisce con essi, determinando la struttura del continuum spazio-temporale. Così, vengono confutate le idee kantiane sulla geometria a priori di Euclide e viene confermato il concetto di spazio, tempo e materia, espresso per la prima volta da Hegel e sviluppato compiutamente da Engels

19. Nel campo del problema della materia e del movimento, la fisica moderna arriva al punto di vista dell'inseparabilità del movimento dalla materia e della materia dal movimento. Il movimento è una forma di esistenza della materia. Lo sviluppo della meccanica quantistica, la necessità di introdurre un’energia di punto zero, il principio di indeterminazione conducono necessarriamente a una concezione in cui la materia reale è sempre in movimento.

La fisica classica considerava il movimento non come immanente alla materia, ma come il prodotto di una forza esterna. Il concetto di forza era uno dei principali e allo stesso tempo uno dei più oscuri concetti della fisica classica.

La fisica moderna nella teoria generale della relatività assume il punto di vista dell'inseparabilità del moto dalla materia nel senso che quel movimento non è visto come generato da una forza esterna, ma rappresenta una proprietà immanente alla materia. È vero che, la formula della teoria della relatività si applica solo alle forze gravitazionali, ma l'ulteriore corso dello sviluppo della teoria mostra che lo sviluppo sta procedendo nella stessa direzione rispetto ai campi elettromagnetici.

20. Va notato che l'essenza del principio della linea geodetica per sostituire le forze gravitazionali di Newton, non consiste solo nel fatto che che i corpi, in virtù del loro movimento intrinseco, si muovano lungo le linee geodetiche (questo potrebbe non accadere nella teoria dei campi unificati), ma soprattutto nel fatto che la forma di movimento del corpo è conseguenza di una complessa interazione con tutta la materia del continuum spazio-temporale.

21. Nel campo del problema della struttura della materia, abbiamo un gap fondamentale con il punto di vista della fisica classica.

Nella fisica classica, che ammette discontinuità e continuità, particella e campo erano contigui. Ma la preminenza stava al di là del continuum. Se un fatto tenta di “spiegare” una particella discreta, allora ciò è stato fatto derivandola come una formazione in un continuum. Il discreto è stata ridotto al continuo (ad esempio, il modello atomo-vortice di Thomson).

Lo sviluppo della fisica atomica ha portato ad una situazione di sempre più acuta contraddizione ("dualismo" nella terminologia dei fisici): campi e particelle discrete, onde e corpuscoli. La fisica moderna, quindi, per portare il corpuscolo fuori dall'onda (Schrödinger), assume sempre più decisamente il punto di vista, che quell'onda e quel corpuscolo siano vere contraddizioni della struttura oggettiva della materia, «radicate nella natura stessa dell'oggetto» (J. Thomson)[1].

«La particolarità della meccanica quantistica sta proprio nel fatto che essa non fa una scelta tra due modi di rappresentazione alternativi (onda - corpuscolo), ma dopo l'apparente vittoria dell'uno, ripristina nuovamente l'altro nei suoi diritti e unisce entrambi in una superiore sintesi»(Born). Tuttavia, va notato che, in contrasto con le suddette opinioni che riconoscono l'oggettività della struttura contraddittoria della materia, la teoria della relatività continua a porsi dal punto di vista di un ideale continuum. Questo è ciò che al momento non è dialettico della teoria della relatività.  Einstein stesso è costretto ad ammettere che la contraddizione tra discontinuità e continuità non è mai stata così evidente come adesso, ma non riconosce l’oggettività di tale contraddizione.

22. Nel problema della regolarità della fisica, la fisica classica si poneva dal punto di vista del primato assoluto della regolarità dinamica. La regolarità statistica era stata dichiarata conoscenza in subordine. Allora la legge fisica era considerata definita in forma scientifica completa, se si esprimeva nella forma di una regolarità dinamica.

Questo concetto tradizionale, che risale a Laplace e Newton, è indissolubilmente legato al predominio della visione meccanica del mondo. Quindi, poiché la principale forma di movimento è lo spostamento di particelle discrete (o il moto ideale di un fluido), allora la regolarità dinamica diventa il prototipo della regolarità fisica come espressione fisica e matematica di un astratto determinismo meccanico.

23. L'ultimo sviluppo della fisica quantistica ha mostrato l'insufficienza del determinismo meccanico per esprimere i complessi modelli del microcosmo. La regolarità statistica sta diventando sempre di più la forma predominante di espressione delle regolarità dei fenomeni infratomici.

24. Se la fisica classica riteneva suo compito ridurre tutte le leggi a leggi dinamiche, adesso la fisica moderna cade nell'estremo opposto, inferendo il crollo del determinismo in generale dall'insufficienza delle leggi dinamiche.

25. La visione dialettica del rapporto tra regolarità statistica e regolarità dinamiche sta nel fatto che la vera regolarità è la sintesi di entrambe le regolarità. Una regolarità dinamica è una regolarità nel movimento di un semplice corpo isolato. Una regolarità statistica è una regolarità nel movimento di un aggregato nel suo insieme. Un tutto composto da parti, è un prodotto dello sviluppo, quindi, al centro della regolarità statistica giacciono le leggi dinamiche delle parti che compongono la totalità. Ma così come il tutto non può essere ridotto a una semplice somma delle parti, ma ne rappresenta la sintesi, così la regolarità statistica non si riduce a una semplice somma di pattern dinamici, e rappresenta la regolarità specifica dell'insieme, in una direzione in cui il modello di movimento di ciascuna parte è insignificante e casuale.

26. Il concetto dialettico di caso e necessità permette di dare una vera sintesi di schemi dinamici e statistici, sempre sulla base di un rigoroso determinismo, pietra angolare della visione materialistica del mondo, senza la quale la conoscenza scientifica della natura è impossibile.

27.  «In breve, la dialettica può essere definita come la dottrina dell'unità degli opposti – ha scritto Lenin – questo è il nucleo ristretto della dialettica»

Constatiamo che nell'intero svolgersi del suo sviluppo interno, la fisica porta al problema dell'unità degli opposti.

Non è un caso, quindi, che il problema fondamentale della fisica moderna sia il problema della discontinuità/ continuità (onda - corpuscolo) e il problema dei modelli statistico e dinamico.

Lo studio dei processi reali del movimento della materia e della conoscenza umana ci porta alla convinzione che la contraddizione dialettica rispecchia la contraddizione oggettiva di ogni movimento, e questo, per dirla con Marx, perché « La dialettica è la scienza delle leggi generali del moto sia del mondo esterno che della società umana».



[1] Joseph John Thomson (1856-1940), fisico britannico, presidente della Royal Society di Londra 1915-1920, premio Nobel.




[1] William Thomson, Lord Kelvin (1824-1907), presidente della Royal Society of London dal 1890 al 1895.


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